Rechercher dans ce blog

Monday, November 29, 2021

Jack Dorsey non è più il CEO di Twitter - Il Post

Auto elettriche, Stellantis firma accordo con Vulcan per la fornitura di litio carbon free - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

Stellantis ha siglato un accordo vincolante con il gruppo australiano Vulcan Energy Resources (+276% in Borsa da inizio d’anno) in base al quale quest’ultima fornirà in Europa idrossido di litio per batterie, da utilizzare nei veicoli elettrificati di Stellantis. Prosegue quindi la strategia dei costruttori di auto di assicurarsi le forniture di materie prime necessarie per realizzare il proprio le batterie nelle future gigafactory senza affidarsi in toto all’outsourcing per parti così vitali delle auto elettriche. Tesla in giugno ha fatto sapere che spenderà 1 miliardo di dollari per approvvigionarsi in Australia.

Forniture dal 2026

L'accordo quinquennale prevede l'inizio delle spedizioni nel 2026. L’accordo di fornitura rientra nella strategia di elettrificazione del gruppo per garantire una disponibilità adeguata delle materie prime essenziali per le batterie dei veicoli elettrificati. Vulcan fornirà a Stellantis un minimo di 81.000 tonnellate e un massimo di 99.000 tonnellate di idrossido di litio nel quinquennio di durata dell'accordo.

Loading...

Produzione green in Germania

Come specificato, Vulcan ha avviato in Germania, nell’alta valle del Reno, il progetto Zero Carbon Lithium che utilizza energia geotermica per produrre idrossido di litio per batterie ricavato dalle brine, senza l'uso di combustibili fossili e con un minimo consumo d'acqua, riducendo così la produzione di carbonio nella filiera dei metalli per batterie. L'accordo di fornitura è subordinato all’avvio positivo dell’attività commerciale dello stabilimento di Vulcan e alla completa qualificazione del prodotto.

Leggi anche

La strategia Stellantis

«Stellantis sta portando avanti in modo energico e veloce la sua strategia di elettrificazione. Questo accordo è un'ulteriore prova del fatto che possediamo lo spiritocompetitivo giusto per mantenere i nostri impegni», ha dichiarato Michelle Wen, Chief Purchasing and Supply Chain Officer di Stellantis.

«La libertà di muoversi con mezzi sicuri, puliti ed economicamente accessibili rappresenta una forte aspettativa delle nostre società e il nostro impegno è quello di fornire risposte all'altezza di queste richieste», ha aggiunto Wen.

Adblock test (Why?)


Auto elettriche, Stellantis firma accordo con Vulcan per la fornitura di litio carbon free - Il Sole 24 ORE
Read More

Nissan, piano Ambition da 18 miliardi $. Entro il 2028 le batterie a stato solido - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

3' di lettura

Nissan e una nuova visione a lungo termine per la mobilità del futuro, ma non solo. Ecco la filosofia alla base del piano Ambition 2030 col quale il costruttore giapponese parte integrante dell'Alleanza sia con la Renault che con Mitsubishi intende rispondere alle nuove esigenze ambientali e anche per diventare 100% sostenibile. Con questa visione, Nissan punta a costruire anche attraverso delle nuove collaborazioni con gli alleati, ma non soltanto, un innovativo ecosistema di tipo intelligente che si basa su una mobilità integrata. Da verificare se l’ambizioso programma verrà effettivamente realizzato e se nei tempi previsti. La Borsa ha risposto vendendo (-5,63%) a fronte di una performance nel 2021 ancora positiva (+7,32%).

Ventitré nuovi modelli e molte innovazioni tecnologiche

Nei prossimi dieci anni, Nissan lancerà veicoli elettrificati e introdurrà innovazioni tecnologiche, espandendo le sue attività a livello globale. La visione supporta l’obiettivo di Nissan di proporsi come brand a emissioni zero per tutto il ciclo di vita dei suoi prodotti entro l’anno fiscale 2050. Col nuovo piano, dunque, Nissan intende guidare la nuova era dell’elettrificazione, ma nello stesso tempo perseguire le future opportunità di business che ci saranno.

Loading...

Leggi anche

Il piano è supportato da un investimento importante

Tra i primi pionieri dei veicoli elettrici, Nissan ha da tempo democratizzato i veicoli a batteria e ha investito nella realizzazione di infrastrutture di ricarica e gestione dell’energia. Ponendo l’elettrificazione al centro della strategia a lungo termine Nissan per il nuovo Ambition 2030, ha come obiettivo di accelerare l’elettrificazione della sua gamma di modelli e il tasso di innovazione tecnologica con investimenti pari a 2 trilioni di yen (17,6 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni.

Lo scopo è migliorare le vendite del 75% in Europa

L'obiettivo è offrire una gamma diversificata di 23 nuovi modelli elettrificati, 15 dei quali elettrici entro il 2030, con un mix di elettrificazione di oltre il 50% a livello globale attraverso i marchi Nissan e Infiniti. Così facendo il costruttore giapponese punta ad aumentare in misura molto consistente le sue vendite di veicoli elettrici il 2030 di oltre il 75% in Europa, ma anche del 40% sia in Cina che negli Stati Uniti e in aggiunta anche del 55% sul mercato giapponese.

Quattro concept che anticipano i modelli di serie

Nissan nell’occasione ha poi presentato anche tre nuovi concept car che punteranno ad offrire delle esperienze di guida migliorate attraverso un packaging tecnologico di livello. Questi concept mettono in mostra le potenzialità che Nissan potrà offrire attraverso un’ampia gamma di nuovi veicoli ed ecosistemi avanzati. L’obiettivo di Nissan è anche quello supportare un maggiore accesso a una mobilità sostenibile sia sicura che entusiasmante.

Adblock test (Why?)


Nissan, piano Ambition da 18 miliardi $. Entro il 2028 le batterie a stato solido - Il Sole 24 ORE
Read More

Bonus stufa a pellet più complicato con visto e asseverazione: ecco cosa cambia - Investire Oggi

Bonus stufa a pellet più complicato con visto e asseverazione: ecco cosa cambia

Il bonus stufa pellet si complica dal 12 novembre 2021, ossia dalla data di entrata in vigore del decreto – legge n. 157 del 2021, contenente misure finalizzate a contrastare le frodi nel campo delle agevolazioni fiscali previste per lavori sulla casa (bonus ristrutturazione, ecobonus odinario, bonus facciate, ecc.).

Il bonus stufa pellet

L’acquisto di una stufa a pellet può rientrare tra le spese per le quali è ammessa la detrazione fiscale del 50% (bonus ristrutturazione) oppure del 65% (ecobonus – risparmio energetico).

Nel caso dell’ecobonus, ai fini dello sgravio fiscale, tuttavia, la strada è più tortuosa (i requisiti tecnici da rispettare devono essere specifici ed inoltre è richiesta la comunicazione all’ENEA).

Più semplice, invece, è avere la detrazione del 50% (vedi anche Bonus stufa a pellet più facile con la ristrutturazione: ecco quando l’acquisto si detrae al 50%).

Cessione del credito e sconto in fattura: le novità

Anche per il bonus stufa pellet, è ammesso optare, per le spese 2020 e 2021 (e grazie alla legge di bilancio 2022 anche per quelle successive), per la cessione del credito o sconto in fattura.

L’opzione, ricordiamo, deve essere comunicata, all’Agenzia delle Entrate, entro il 16 marzo dell’anno successivo al sostenimento della spesa.

Tuttavia, se prima era più semplice la possibilità di opzione, come anticipato, dal 12 novembre 2021, le cose si sono complicate, in quanto, il legislatore ha introdotto anche per i bonus casa diversi dal 110%, l’obbligo di acquisire il visto di conformità e l’asseverazione congruità prezzi, laddove si opti per sconto o cessione del credito.

Ne consegue che anche per la detrazione riconosciuta a fronte dell’acquisto della stufa a pellet, se si decide di optare per cessione o sconto, occorre acquisire ora, rispetto a prima, il visto e l’asseverazione.

Bonus stufa pellet, i chiarimenti del fisco dopo le novità

A proposito della novità, tenendo conto dei chiarimenti forniti nelle FAQ del 22 novembre 2021, da parte dell’Agenzia delle Entrate, bisogna considerare quanto segue:

  1. acquisto stufa pellet con fattura avente data antecedente il 12 novembre 2021 e già pagata prima di tale data ma con comunicazione dell’opzione ancora da farsi (non sono necessari visto e asseverazione)
  2. fattura con data antecedente il 12 novembre 2021 ma da pagarsi dopo l’11 novembre 2021 (c’è obbligo di visto ed asseverazione)
  3. infine, laddove si tratti fattura con data antecedente il 12 novembre 2021 e già pagata prima di tale data e per la quale è già fatta anche la comunicazione dell’opzione (con ricevuta di accoglimento) non c’è alcun obbligo di integrare con visto e asseverazione.

Si tenga presente che, nell’ipotesi di cui al punto 1), è comunque indispensabile che risulti effettivamente eseguita, con data antecedente il 12 novembre 2021, l’opzione di cessione del credito (deve risultare, quindi, già stipulato il contratto di cessione) o dello sconto in fattura (mediante la relativa annotazione nella fattura stessa).

Potrebbero anche interessarti:

SULLO STESSO TEMA

Adblock test (Why?)


Bonus stufa a pellet più complicato con visto e asseverazione: ecco cosa cambia - Investire Oggi
Read More

“Dreamliner” e il giallo dei pezzi prodotti a Brindisi - Il Fatto Quotidiano

Si complica “l’affare 787” che nell’ultimo mese si è mangiato mezzo miliardo di capitalizzazione del gruppo Leonardo, controllato al 30% dal Tesoro. Leonardo è uno dei fornitori chiave del colosso dei cieli statunitense Boeing per cui produce anche sezioni della fusoliera (la numero 44 e la numero 46) e gli stabilizzatori orizzontali del Dreamliner. Il 787 “Dreamliner” non è un aereo qualsiasi. Tecnologicamente è la punta di diamante dell’aviazione civile, fabbricato con materiali innovativi che ne riducono il peso e quindi i consumi. C’è molto meno alluminio che è sostituito da fibre speciali, carbonio soprattutto. Leonardo, costruisce nel complesso il 14% del velivolo, nei due siti di Grottaglie e Foggia.

L’aereo incontra da tempo una serie di problemi ed è da tempo sotto stretta osservazione da parte della Faa (Federal aviation administration, l’ente statunitense per la sicurezza dei voli). Criticità che non riguardano solo alcuni dei componenti forniti da Leonardo. Secondo un nuovo documento della Faa di cui dà conto il Seattle Times sarebbero emersi ad esempio anche problemi di contaminazione della fibra di carbonio realizzata dalla giapponese Mitsubishi Heavy Insustires oltre difetti di fabbricazione a punti di congiunzione in prossimità delle porte di prua e di poppa che chiamerebbero di nuovo in causa Leonardo.

Nessuno di questi elementi costituisce un “immediato problema sulla sicurezza” ma sono fattori che potrebbero imporre un ciclo abbreviato di manutenzione. Il comitato del Senato statunitense che si occupa di trasporti ha chiesto alla Faa di visionare i risultati delle nuove indagini sul 787 domandandosi se il programma di verifiche in atto sia sufficiente per gestire i problemi che sta presentando l’aereo. A sua volta la Faa ha sollevato dubbi sui metodi utilizzati da Boeing nel condurre le sue ispezioni sui fornitori.

In attesa di risolvere la questione sono circa un centinaio i “dreamliner” bloccati nelle fabbriche e nei depositi di Boeing per un controvalore di 20 miliardi di dollari (17,7 miliardi di euro). Il costo causato dai problemi al 787 sarebbero ormai sopra il miliardo di dollari. Gli aerei che montano componenti da revisionare sarebbero circa 450 e, secondo quanto scrive il Wall Street Journal le consegne di 787 sarebbero sospese almeno fino ai prossimi febbraio/marzo. Boeing non ha commentato l”indiscrezione.

Lo scorso 14 ottobre il gruppo Leonardo ha perso 300 milioni di euro di capitalizzazione in meno di un’ora. Le vendite sono scattate appena l’agenzia Bloomberg ha diffuso la notizia che riconduceva a Leonardo alcuni dei componenti dell’aereo non conformi alle richieste di Boeing. Si tratterebbe di elementi di congiunzione tra parti della fusoliera che non conterrebbero una quantità di titanio inferire a quanto richiesto. Oltre al danno di immagine, si potrebbe aprire la strada per richieste di risarcimenti. Lo stesso 14 ottobre Leonardo ha diffuso una nota per spiegare che le parti sotto esame provengono dal subfornitore Manufacturing Processes Specification (Mps).

“In merito alle notizie sul riscontro di difetti nei componenti prodotti per il B787, Leonardo fa sapere che si fa riferimento al subfornitore Manufacturing Processes Specification Srl qualificato anche da Boeing. Il suddetto subfornitore è sotto indagine da parte della magistratura per cui Leonardo risulta parte lesa e pertanto non si assumerà potenziali oneri a riguardo. Inoltre Manufacturing Processes Specification S.r.l non è più fornitore di Leonardo”, recita la nota del gruppo guidato da Alessandro Profumo e partecipato al 30% dal ministero del Tesoro. La puntualizzazione non ha però rassicurato i mercati visto che il titolo della società non ha mai più recuperato i valori precedenti. Anzi, nell’ultima settima, dopo le notizie sugli ulteriori rallentamenti del programma 787 è sceso a 6,2 euro, un euro in meno rispetto alla chiusura dello scorso 13 ottobre.

Mps (ex processi speciali) è una piccola azienda del brindisino che fattura circa 3,3 milioni di euro. E’ rinata dalle ceneri della Processi Speciali, fallita nel 2018. Ma questo passaggio è finito sotto la lente dei magistrati. Il proprietario di Mps Antonio Ingrosso, insieme ad alcuni familiari, è finito sotto indagine a Brindisi per bancarotta fraudolenta. Per gli imputati sono stati disposti gli arresti domiciliari. Ingrosso avrebbe infatti utilizzato fondi dell’azienda a fini personali, tra cui l’acquisto di opere d’arte e vacanze. Un comportamento reiterato nel corso degli anni, prima ai danni della fallita Processi Speciali srl e poi nei confronti di Mps. Ingrosso sarebbe anche riuscito ad ottenere un’erogazione di 500mila euro da parte del ministero dello Sviluppo Economico simulando una compravendita di macchinari. La sera del 14 ottobre stessa l’avvocato di Mps Francesca Conte ha replicato a Leonardo replica spiegando che si tratta di “Accuse tanto gravi quanto assolutamente infondate. Non è dato comprendere come sia stato possibile diffondere, senza alcuna prova, una simile notizia, provocando un terremoto mediatico ingiustificato ed ingiustificabile. Questa vicenda sarà oggetto di dovuti approfondimenti nelle sedi preposte con ogni conseguenza di legge”

Precisato che nessuna sentenza è stata ancora emessa, il quadro che emerge dalle carte è piuttosto desolante. Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che da qui provengano parti, sebbene “minori”, di uno degli aerei tecnologicamente più avanzati al mondo. In una delle intercettazioni uno rappresentante di Leonardo dice: “Io gli ho mandato un audit ma è stato molto morbido perché…questo è andato là non capiva un cazzo…gli ha fatto un audit blanda…”. Le forniture di Mps a Leonardo sono ino ogni caso completamente cessate nell’aprile del 2020.

L’azienda brindisina finisce anche sotto “indagine di qualità” da parte dei due committenti. Secondo quanto riscostruito da Ilfattoquotidiano.it dall’agosto 2020 al maggio 2021 tecnici di Leonardo e Boeing si sono recati negli stabilimenti di Mps. Fonti vicine all’azienda brindisina affermano che durante l’indagine tutte le parti sono state controllate ed accettate sia da Leonardo che da Boeing, aggiungendo che la responsabilità dell’ordine ricade su Leonardo in quanto la Mps non aveva la certificazione Part21 per la costruzione diretta di parti di volo. In questi casi come indica chiaramente la specifica la responsabilità qualora ci sia un errore è comunque di Leonardo anche in virtù della collaborazione di Mps per risolvere problemi.

Interpellata da ilFattoquotidiano.it Boeing Italia non ha voluto fornire alcuna indicazione supplementare rispetto alla nota ufficiale del gruppo in cui si spiega “Abbiamo ricevuto una notifica da uno dei nostri fornitori in merito ad alcune parti del 787 che sono state prodotte in modo improprio. Mentre la nostra indagine è in corso, abbiamo stabilito che ciò non rappresenta un’immediata preoccupazione per la sicurezza del volo della flotta in servizio. Gli aerei ancora da consegnare saranno rilavorati, se necessario, prima della consegna al cliente. Eventuali potenziali azioni sulla flotta saranno determinate attraverso il nostro normale processo di revisione e confermate con la Faa. Boeing non ha confermato né smentito di aver certificato autonomamente Mps e neppure che l’azienda brindisina fornisca o abbia fornito direttamente componenti per altri aerei, fuori dal programma 787 gestito da Leonardo.

Adblock test (Why?)


“Dreamliner” e il giallo dei pezzi prodotti a Brindisi - Il Fatto Quotidiano
Read More

"Dreamliner" e il giallo dei pezzi prodotti a Brindisi. Il 787 è sogno che sta diventando un incubo sia per per Boeing che per Leonardo - Il Fatto Quotidiano

Si complica “l’affare 787” che nell’ultimo mese si è mangiato mezzo miliardo di capitalizzazione del gruppo Leonardo, controllato al 30% dal Tesoro. Leonardo è uno dei fornitori chiave del colosso dei cieli statunitense Boeing per cui produce anche sezioni della fusoliera (la numero 44 e la numero 46) e gli stabilizzatori orizzontali del Dreamliner. Il 787 “Dreamliner” non è un aereo qualsiasi. Tecnologicamente è la punta di diamante dell’aviazione civile, fabbricato con materiali innovativi che ne riducono il peso e quindi i consumi. C’è molto meno alluminio che è sostituito da fibre speciali, carbonio soprattutto. Leonardo, costruisce nel complesso il 14% del velivolo, nei due siti di Grottaglie e Foggia.

L’aereo incontra da tempo una serie di problemi ed è da tempo sotto stretta osservazione da parte della Faa (Federal aviation administration, l’ente statunitense per la sicurezza dei voli). Criticità che non riguardano solo alcuni dei componenti forniti da Leonardo. Secondo un nuovo documento della Faa di cui dà conto il Seattle Times sarebbero emersi ad esempio anche problemi di contaminazione della fibra di carbonio realizzata dalla giapponese Mitsubishi Heavy Insustires oltre difetti di fabbricazione a punti di congiunzione in prossimità delle porte di prua e di poppa che chiamerebbero di nuovo in causa Leonardo.

Nessuno di questi elementi costituisce un “immediato problema sulla sicurezza” ma sono fattori che potrebbero imporre un ciclo abbreviato di manutenzione. Il comitato del Senato statunitense che si occupa di trasporti ha chiesto alla Faa di visionare i risultati delle nuove indagini sul 787 domandandosi se il programma di verifiche in atto sia sufficiente per gestire i problemi che sta presentando l’aereo. A sua volta la Faa ha sollevato dubbi sui metodi utilizzati da Boeing nel condurre le sue ispezioni sui fornitori.

In attesa di risolvere la questione sono circa un centinaio i “dreamliner” bloccati nelle fabbriche e nei depositi di Boeing per un controvalore di 20 miliardi di dollari (17,7 miliardi di euro). Il costo causato dai problemi al 787 sarebbero ormai sopra il miliardo di dollari. Gli aerei che montano componenti da revisionare sarebbero circa 450 e, secondo quanto scrive il Wall Street Journal le consegne di 787 sarebbero sospese almeno fino ai prossimi febbraio/marzo. Boeing non ha commentato l”indiscrezione.

Lo scorso 14 ottobre il gruppo Leonardo ha perso 300 milioni di euro di capitalizzazione in meno di un’ora. Le vendite sono scattate appena l’agenzia Bloomberg ha diffuso la notizia che riconduceva a Leonardo alcuni dei componenti dell’aereo non conformi alle richieste di Boeing. Si tratterebbe di elementi di congiunzione tra parti della fusoliera che non conterrebbero una quantità di titanio inferire a quanto richiesto. Oltre al danno di immagine, si potrebbe aprire la strada per richieste di risarcimenti. Lo stesso 14 ottobre Leonardo ha diffuso una nota per spiegare che le parti sotto esame provengono dal subfornitore Manufacturing Processes Specification (Mps).

“In merito alle notizie sul riscontro di difetti nei componenti prodotti per il B787, Leonardo fa sapere che si fa riferimento al subfornitore Manufacturing Processes Specification Srl qualificato anche da Boeing. Il suddetto subfornitore è sotto indagine da parte della magistratura per cui Leonardo risulta parte lesa e pertanto non si assumerà potenziali oneri a riguardo. Inoltre Manufacturing Processes Specification S.r.l non è più fornitore di Leonardo”, recita la nota del gruppo guidato da Alessandro Profumo e partecipato al 30% dal ministero del Tesoro. La puntualizzazione non ha però rassicurato i mercati visto che il titolo della società non ha mai più recuperato i valori precedenti. Anzi, nell’ultima settima, dopo le notizie sugli ulteriori rallentamenti del programma 787 è sceso a 6,2 euro, un euro in meno rispetto alla chiusura dello scorso 13 ottobre.

Mps (ex processi speciali) è una piccola azienda del brindisino che fattura circa 3,3 milioni di euro. E’ rinata dalle ceneri della Processi Speciali, fallita nel 2018. Ma questo passaggio è finito sotto la lente dei magistrati. Il proprietario di Mps Antonio Ingrosso, insieme ad alcuni familiari, è finito sotto indagine a Brindisi per bancarotta fraudolenta. Per gli imputati sono stati disposti gli arresti domiciliari. Ingrosso avrebbe infatti utilizzato fondi dell’azienda a fini personali, tra cui l’acquisto di opere d’arte e vacanze. Un comportamento reiterato nel corso degli anni, prima ai danni della fallita Processi Speciali srl e poi nei confronti di Mps. Ingrosso sarebbe anche riuscito ad ottenere un’erogazione di 500mila euro da parte del ministero dello Sviluppo Economico simulando una compravendita di macchinari. La sera del 14 ottobre stessa l’avvocato di Mps Francesca Conte ha replicato a Leonardo replica spiegando che si tratta di “Accuse tanto gravi quanto assolutamente infondate. Non è dato comprendere come sia stato possibile diffondere, senza alcuna prova, una simile notizia, provocando un terremoto mediatico ingiustificato ed ingiustificabile. Questa vicenda sarà oggetto di dovuti approfondimenti nelle sedi preposte con ogni conseguenza di legge”

Precisato che nessuna sentenza è stata ancora emessa, il quadro che emerge dalle carte è piuttosto desolante. Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che da qui provengano parti, sebbene “minori”, di uno degli aerei tecnologicamente più avanzati al mondo. In una delle intercettazioni uno rappresentante di Leonardo dice: “Io gli ho mandato un audit ma è stato molto morbido perché…questo è andato là non capiva un cazzo…gli ha fatto un audit blanda…”. Le forniture di Mps a Leonardo sono ino ogni caso completamente cessate nell’aprile del 2020.

L’azienda brindisina finisce anche sotto “indagine di qualità” da parte dei due committenti. Secondo quanto riscostruito da Ilfattoquotidiano.it dall’agosto 2020 al maggio 2021 tecnici di Leonardo e Boeing si sono recati negli stabilimenti di Mps. Fonti vicine all’azienda brindisina affermano che durante l’indagine tutte le parti sono state controllate ed accettate sia da Leonardo che da Boeing, aggiungendo che la responsabilità dell’ordine ricade su Leonardo in quanto la Mps non aveva la certificazione Part21 per la costruzione diretta di parti di volo. In questi casi come indica chiaramente la specifica la responsabilità qualora ci sia un errore è comunque di Leonardo anche in virtù della collaborazione di Mps per risolvere problemi.

Interpellata da ilFattoquotidiano.it Boeing Italia non ha voluto fornire alcuna indicazione supplementare rispetto alla nota ufficiale del gruppo in cui si spiega “Abbiamo ricevuto una notifica da uno dei nostri fornitori in merito ad alcune parti del 787 che sono state prodotte in modo improprio. Mentre la nostra indagine è in corso, abbiamo stabilito che ciò non rappresenta un’immediata preoccupazione per la sicurezza del volo della flotta in servizio. Gli aerei ancora da consegnare saranno rilavorati, se necessario, prima della consegna al cliente. Eventuali potenziali azioni sulla flotta saranno determinate attraverso il nostro normale processo di revisione e confermate con la Faa. Boeing non ha confermato né smentito di aver certificato autonomamente Mps e neppure che l’azienda brindisina fornisca o abbia fornito direttamente componenti per altri aerei, fuori dal programma 787 gestito da Leonardo.

Adblock test (Why?)


"Dreamliner" e il giallo dei pezzi prodotti a Brindisi. Il 787 è sogno che sta diventando un incubo sia per per Boeing che per Leonardo - Il Fatto Quotidiano
Read More

"Omicron? Niente panico": perché in Borsa è un'opportunità - il Giornale

Parlare di Omicron oggi sarebbe come se Tomasini si preoccupasse perché “deve morire”. È evidente che Tomasini prima o poi schiatterà, ma che questo sia domani o dopodomani è possibile ma poco probabile. La stessa cosa di Omicron: che prima o poi arriverà una variante che ci darà filo da torcere è quasi scontato, ma ci sono i mezzi per reagire e lo faremo. Fa parte del gioco, come dire che se fai a cazzotti prima o poi prendi un pugno in faccia, è scontato.

Non sono un virologo e non lo voglio diventare perché faccio un altro mestiere. Ma questa intervista riassume molto bene il mio pensiero sulla variante Omicron e aggiungo altre cose, sempre precisando che non sono un virologo, giusto il caso ce ne fosse la necessità di specificarlo. Vado per punti:

1.Ora abbiamo la variante Omicron e tra poco arriverà la phi e poi la omega. Ci dobbiamo abituare.

2.Quando arriverà la variante Phi le case farmaceutiche già dichiarano che ci vorranno 3 mesi per creare il vaccino giusto. Quindi non siamo disarmati.

3.Tutti dicono che il virus da pandemico prima o poi diventerà endemico, frase ambigua che significa che ci dobbiamo abituare all’idea di convivere con questo virus per anni e non ancora per mesi. Su questo punto vedo molta confusione, c’è gente che pensa sia tutto finito ora o che lo possa essere domani. Niente da fare, lo avremo tra noi per sempre come l’influenza.

Abbiamo anche il primo italiano con la Omicron, un manager campano rientrato dal Mozambico che siccome era vaccinato con due dosi è paucisintomatico e anche questo suona a favore di un ingigantimento del pericolo della Omicron. Io non voglio pensare male, ma a pensare male ci si azzecca. Questa notizia non verificata infondata e superficiale di Omicron è arrivata a mercati chiusi o peggio a mercati mezzi aperti: giovedì era il giorno del ringraziamento e venerdì Wall Street era aperta fino alle ore 13.00 ovvero tutti a casa a mangiare i residui del tacchino. L’Europa è sprofondata in una rumorosa seduta priva di notizie più per nevrastenia che per dati oggettivi. Voi mi direte che è compito della Borsa annusare l’aria, ma questa volta davvero sembra che sia stato più il nervosismo di un mercato ai massimi storici negli Usa che qualche reale rischio.

Quello che viene da chiedersi è invece come mai il mondo occidentale abbia buttato via un miliardo di vaccini senza rendersi conto che la guerra al Covid passa anche dall’Africa e che o vacciniamo tutti gli abitanti di questo pianeta oppure il virus avrà sempre modo di espandersi. Ma questo è un altro aspetto.

A livello tecnico il nostro indice Ftse All share ha retto la botta e se fosse vero quello di cui sopra sarebbe una buy opportunity colossale per comprare azioni a prezzi stracciati: guardate come la chiusura di venerdì sia a cavallo della trendline che passa poco sotto (breve periodo) mentre ci sia spazio ancora per la trendline di lungo periodo:

Ma veniamo alle vecchie glorie del nostro modo di selezionare le azioni perché potrebbe darsi che ne avremo bisogno lunedì per comprare a man bassa.

Sappiamo che l'Independent Trend Index è regolare. E stabile. E lineare. Lo sappiamo, lo abbiamo ripetuto così tante volte che ormai non ne potrete più. Ma è importante capirlo: la strada per raggiungere la regolarità spesso è tortuosa, rumorosa, difficile. Il cammino può essere molto lungo alle volte, ma come sempre dopo una salita si vede un panorama mozzafiato. E soprattutto, quando finalmente si raggiunge quella regolarità ci vuole un po' a perderla. Proprio come il mare: ci mette tanto a scaldarsi, ma impiega altrettanto tempo per raffreddarsi di nuovo.

La prova di queste parole è nel ranking ITI che potete trovare qui

Le azioni che abbiamo evidenziato di blu sono quelle di cui abbiamo già parlato in passato (proprio perché già suggerite dall'ITI) e, come vedete, sono ancora qui: pensate se vi foste buttati alla prima avvisaglia. Ma oggi il protagonista è un altro: oggi si parla di azioni Pharmanutra.

La curva a 45° promessa dall'ITI non è precisa ma, anche se un po' sporca, si vede bene. Dopo un inizio 2021 completamente piatto, azioni Pharmanutra sono ripartite come un treno in estate, arrivando a rompere i massimi storici e a raggiungere un aumento dei prezzi a tripla cifra: +108,7% in soli cinque mesi. I volumi hanno seguito a ruota l'andamento rialzista e felice e attualmente è in formazione un triangolo che nasconde l'avvertimento di un probabile cambiamento, anche se non conosciamo ancora la sua natura: è probabile, comunque, che prosegua ancora per qualche tempo la spinta rialzista. E' di un paio di giorni fa (proprio quando si è verificata la rottura dei massimi, guarda caso) la notizia che Pharmanutra ha ottenuto la concessione di tre nuovi brevetti in Italia e in Russia. Le novità e le innovazioni, lo sappiamo, sono la benzina dei mercati. La società ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con ricavi per quasi 50 milioni, +21% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In deciso aumento anche l'Ebitda, passato da 12,11 a 15,82 milioni di euro.

Adblock test (Why?)


"Omicron? Niente panico": perché in Borsa è un'opportunità - il Giornale
Read More

Dal Mar Rosso la nuova crisi dei prezzi in Italia: 95 milioni di danni al giorno - Today.it

Lo stretto di Bab el-Mandeb è la porta che da sud conduce al Canale di Suez e al Mar Mediterraneo. Si trova all'imbocco del Mar Rosso  e...