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Sunday, July 11, 2021

Transizione green, Fink (BlackRock): «Mai vista una cosa del genere in 40 anni» - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

4' di lettura

«Le strategie di investimento sostenibile a livello globale hanno registrato flussi in entrata di quasi 400 miliardi di dollari nel 2020 e sono sulla buona strada per crescere a velocità quasi doppia quest’anno. Credo sia l’inizio della più profonda trasformazione del sistema finanziario che ho visto nei miei 40 anni di carriera nella finanza». È uno dei passaggi chiave del discorso di Larry Fink, presidente e ceo di BlackRock, durante la conferenza internazionale sul clima di Venezia. Nonostante la lunga esperienza, il numero uno del più grande gruppo di risparmio gestito al mondo (9,1 trilioni di dollari in gestione) dichiara il suo stupore di fronte agli enormi cambiamenti nel settore finanziario provocati dal cambiamento climatico e dalla necessaria transizione green.

E nonostante avesse previsto due anni fa questa rivoluzione, confessa di essere sorpreso dalla rapidità: «Sta avvenendo a un ritmo più veloce di quanto avessi mai immaginato». Secondo gli analisti di BlackRock, ricorda Fink, «la transizione potrebbe portare fino al 25% in più di crescita cumulativa del Pil nei prossimi due decenni. Rappresenta un’opportunità di investimento di almeno 50 trilioni di dollari».

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Aziende quotate e banche «a guardia» delle emissioni

L’obiettivo è raggiungere “emissioni zero” di CO2 nel 2050 per contenere l’aumento del riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5 gradi come previsto dal trattato di Parigi nel 2015. Fink, nel discorso di Venezia, evidenzia gli ostacoli principali su questo cammino. «Il cambiamento sta avvenendo soprattutto nei mercati finanziari e tra le aziende quotate», sottolinea. Ma ciò non basta: è necessario coinvolgere anche le società non quotate e soprattutto quelle che fanno parte della catena di fornitura (supply chain) delle aziende più grandi.

«Tcfd (la task force internazionale sui rischi finanziari legati al clima), ovviamente, richiede alle aziende quotate non solo di divulgare le proprie emissioni dirette – dice Fink –, ma anche le emissioni dell’intera catena di fornitura di un’azienda o il portafoglio prestiti di una banca». Ecco il punto. I tecnici lo definiscono Scope 3: sono le emissioni indirette dovute all’attività dell’azienda; fonti emissive che non sono sotto il diretto controllo ma le cui emissioni sono indirettamente dovute all’attività aziendale.

Che devono fare dunque le grandi imprese quotate e le banche «per ridurre queste emissioni Scope 3» si chiede il ceo e presidente di BlackRock? La risposta che si dà Fink è molto chiara: «Le grandi quotate e le banche sono chiamate a ricoprire il ruolo di “polizia delle emissioni”, dovendo tagliare business e finanziamenti alle aziende, spesso piccole, che non hanno ridotto le proprie emissioni». Il top manager è consapevole degli effetti di tali decisioni: «Ciò avrà le conseguenze indesiderate di alimentare un contraccolpo nei confronti delle nostre grandi aziende. Promuoverà la narrativa del grande contro il piccolo e un’ulteriore polarizzazione».

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