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Monday, December 19, 2022

Ravvedimento speciale, stralcio delle cartelle, POS e IRPEF: come cambia la legge di Bilancio 2023 - Ipsoa

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Ravvedimento speciale, stralcio delle cartelle, POS e IRPEF: come cambia la legge di Bilancio 2023 - Ipsoa
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Switch-off tv, cosa succede il 20 dicembre e perché non preoccuparsi (per ora) - la Repubblica

Il 20 dicembre, dopo mesi di riassetto delle frequenze, verranno spenti i rimanenti canali codificati in Mpeg2, quelli posizionati negli slot dal 501 in poi. Sono già al momento ridondanti, nel senso che dallo scorso 8 marzo sono simultaneamente trasmessi con la nuova codifica Mpeg4 nelle numerazioni iniziali del telecomando, dalla posizione 1 alla 9 e dalla 20.

Di cosa stiamo parlando? Della lunga marcia verso la transizione al nuovo digitale terrestre, il DVB-T2, che dovrà concludersi entro il 2023. Quello che succede il 20 dicembre è che si chiude la tribolata fase propedeutica: da quel giorno Rai, Mediaset, La7 e le altre emittenti spegneranno definitivamente gli ultimi canali trasmessi in Mpeg-2 e definizione standard, appunto quelli parcheggiati dal 500 in poi. Dal 21 dicembre avremo solo trasmissioni in Mpeg-4 alle numerazioni iniziali: se già ora vediamo quelle, siamo a posto. Almeno per il momento.

Chi è coinvolto dallo switch-off

Non sono tante le persone che dovranno fare qualcosa o allarmarsi. Tutti i televisori in commercio almeno dal 2010 supportano l’alta definizione. E se fossero ancora più vecchi, per decodificare il segnale basta un decoder da pochi euro. Questo primo aggiornamento lascerà quindi al buio solo gli apparecchi più vecchi, i primissimi televisori HD Ready con decoder integrato SD. Gli altri, da HD Ready in poi e commercializzati da almeno 12 anni, vanno ancora bene. Tempo fa qualcuno parlò di circa 10 milioni di tv coinvolte, ma è molto più probabile che si tratti di al massimo un paio di milioni di dispositivi.

Quanto al prossimo anno, sono al sicuro quelli che hanno acquistato una nuova tv almeno a partire dal 2018. Ma non è detto che per il passaggio definitivo non vadano bene anche modelli precedenti a quella data: la soglia del 22 dicembre 2018 venne posta un po’ arbitrariamente dall’allora ministero dello Sviluppo economico come discrimine per la rottamazione del televisore che dava accesso al bonus di 100 euro. Un bonus fra l’altro scaduto, per esaurimento di risorse proprio come l’altro (il bonus tv e decoder), lo scorso 12 novembre.

Chi vede solo Mpeg-2 e chi potrebbe non vedere DVB-T2

I problemi sono quindi due: il primo, residuale e relativo al primo switch-off del 20 dicembre, è di chi riesca a vedere i canali Rai e Mediaset solo dalle posizioni 501 (nel primo caso) e dal 104 in poi (nel secondo) e non nelle nuove posizioni: significa che il televisore non supporta Mpeg-4 e bisogna provvedere a sostituirlo o a utilizzare un decoder.

Il secondo riguarda chi abbia acquistato una smart tv prima del 2018: si tratta di apparecchi relativamente recenti e che supereranno senza problemi il mini switch-off di questi giorni ma potrebbero non essere adeguati a quello che si consumerà nel 2023. La ragione? Un tecnicismo: potrebbero essere dotati di decoder DVB-T2 ma senza obbligo di supporto al formato Hevc (H265) con profilo Main 10.

Come testare i televisori

Se già si vedono i programmi sulle numerazioni da 1 in poi, non ci saranno difficoltà per i prossimi mesi. Da questo punto di vista, va ricordato che i canali di test 100 o 200 sono stati invece creati per testare lo switch-off del 2023 allo standard Dvb-T2 con codifica Hevc (H265). In questa fase sono utili soprattutto a chi ha un vecchio televisore per rendersi conto se, dopo avere superato lo scoglio del 2022, sarà destinato a cambiarlo sia a chi ne possegga uno più recente ma pre-2018: se almeno in uno di quei canali compare la scritta Test HeVC Main 10, allora non c’è da preoccuparsi. Altrimenti si può provare a risintonizzare la tv. Per qualsiasi dubbio sono disponibili anche un numero telefonico (0687800262) o una chat WhatsApp (3401206348).

A cosa servono i due switch-off

Come su Italian Tech avevamo spiegato più di un anno fa, oltre a un aggiornamento tecnologico e a un notevole salto di qualità, il DVB-T2 libererà finalmente le frequenze della banda 700 MHz, come previsto dal decreto ministeriale dell’8 agosto 2018, a favore della telefonia 5G. Ma ciò che accadrà dal 20 dicembre è solo la prima tappa di questa marcia: solo il prossimo anno avverrà quello alla nuova generazione del digitale terrestre. Per ora tutti i canali cambiano codifica, passando al formato video al più efficiente Mpeg4 con codifica H264. Una codifica che supporta (ma non necessariamente garantisce) l’alta definizione.

Mpeg-4 consente infatti di raggiungere la risoluzione Full HD 1080i ma non è detto in questo momento che tutte le emittenti trasmettano a quella risoluzione: Mpeg4, di per sé, non è sinonimo di alta definizione. In altre parole, è la codifica che supporta l’HD ma fa risparmiare banda anche alla risoluzione normale. Come avevamo visto, rimane da capire se davvero tutti i canali decideranno anche un salto qualitativo di questo tipo. Il passaggio che si conclude il 20 dicembre è stato dunque un grosso trasloco con l’obiettivo sia di  migliorare l’offerta televisiva sia di liberare spazio nello spettro radioelettrico.

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Sunday, December 18, 2022

L'energia delle basi lunari prodotta da un mini reattore nucleare made in Italy - Il Sole 24 ORE

I punti chiave

2' di lettura

Un mini reattore nucleare made in Italy per produrre energia per le future basi lunari. Con un orizzonte che arriva alla “successiva” colonizzazione di Marte e dello Spazio profondo. La partita dell'aerospazio parla italiano e vede collaborare in un percorso di progettazione e costruzione di uno Space nuclear reactor, l'Enea e l'Asi, ossia l'Agenzia spaziale italiana.

Orizzonte a 15 mesi

Per i prossimi 15 mesi le due agenzie, sfruttando competenze, infrastrutture e professionalità multidisciplinari presenti nei loro centri (per l'Enea quello di Bologna e Brasimone) lavoreranno per progettare e costruire il mini reattore che dovrà essere “leggero, affidabile e sicuro”.

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Dall'analisi dei costi alla roadmap

Compito dei tecnici e ricercatori è quello di delineare le caratteristiche dello Space Nuclear Reactor italiano, e, come sottolineano all'Agenzia d ricerca, identificare «possibili scenari operativi (esplorazione lunare, marziana e dello Spazio profondo), e tecnologie ritenute critiche». Inoltre, tra le attività anche un'analisi costi-benefici calibrati ai differenti scenari d'interesse. E poi la definizione di una roadmap di Ricerca e Sviluppo per le fasi successive.

Reattore sicuro e modulare

«I principi base per la progettazione dello Space Nuclear Reactor sono la modularità, in grado di garantire un facile ampliamento della potenza disponibile, e la ridondanza dei sistemi essenziali per garantire la massima sicurezza del reattore - chiarisce Mariano Tarantino, responsabile della Divisione Enea di Sicurezza e sostenibilità del nucleare -. Particolare attenzione verrà posta alla minimizzazione del peso totale del sistema per rendere possibile il trasporto a bordo di un razzo cargo e l'affidabilità dei componenti, privilegiando, ove possibile, tecnologie mature made in Italy».

La soluzione ai problemi energetici

Una tecnologia, studiata sin dagli anni 50 e utilizzata nello scenario internazionale per sviluppare altri mini reattori che, secondo l'Agenzia spaziale, «potrebbe contribuire a risolvere, sul lungo periodo, i problemi energetici sia nelle fasi di esplorazione di altri pianeti, sia per i viaggi e le «esplorazioni nello spazio profondo».

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Saturday, December 17, 2022

Certificazione Unica 2023: novità e tempistiche - ilGiornale.it

L'Agenzia delle entrate ha messo a disposizione dei contribuenti italiani il modello della Certificazione Unica 2023, caricata sul portale insieme alla bozza della Dichiarazione Iva. Entrambi i documenti sono correlati delle rispettive istruzioni per una corretta compilazione.

Termini di invio

Per il momento, è bene sottolinearlo, si tratta solo di una bozza (qui il link), che verrà sostituita nelle prossime settimane dal documento definitivo. La CU, documento di fondamentale importanza ai fini fiscali, viene consegnata direttamente ai dipendenti dai datori di lavoro e ai pensionati o ai titolari di prestazioni previdenziali dall'Inps.

L'invio telematico della Certificazione unica per i datori di lavoro, in qualità di sostituti di imposta, è obbligatorio e segue due diverse scadenze. Per il 2023 la trasmissione all'Agenzia delle Entrate va fatta entro il 16 marzo, così come la consegna al lavoratore dipendente o al pensionato, mentre per quanto concerne i lavoratori autonomi il termine per la trasmissione telematica coincide con la scadenza del modello 770, in calendario il 31 ottobre.

Novità nel 2023

All'interno della Certificazione Unica trovano spazio alcune novità introdotte nel corso dell'anno 2022. Tra le più importanti ricordiamo il bonus carburante, erogabile ai dipendenti dai datori di lavoro del settore privato, e l'adozione di nuovi criteri per l'attribuzione delle detrazioni per familiari a carico e del trattamento integrativo.

Come si legge sul portale dell'Agenzia delle entrate, quindi, le novità principali riguardano nello specifico:

- le modalità di gestione del bonus carburante, escluso da imposizioni fiscali per un massimo di 200 euro a lavoratore;

- i nuovi criteri per il riconoscimento delle detrazioni per familiari a carico, che dovranno tener conto dell'assegno unico e universale corrisposto dall'Inps a partire da marzo 2022 e della fine del precedente sistema di detrazioni fiscali per figli a carico di età inferiore a 21 anni;

- le novità 2022 per quanto concerne il trattamento integrativo, riconosciuto per redditi inferiori ai 15mila euro e attribuibile anche, pur se esclusivamente in presenza di specifici requisiti, a redditi fino a 28mila euro.

Come è composto

Nel "Frontespizio" del documento da inviare in via telematica trovano posto tutte le informazioni relative al tipo di comunicazione, ai dati del sostituto, a quelli relativi al rappresentante firmatario della comunicazione, alla firma della comunicazione e all'impegno alla presentazione telematica. Nel "Quadro CT" sono invece riportate le informazioni riguardanti la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall'Agenzia delle Entrate. In "Certificazione Unica 2023" sono invece indicati i dati fiscali e previdenziali relativi alle certificazioni di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale e alle certificazioni di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi, oltre che tutti i dati fiscali relativi alle certificazioni dei redditi relativi alle locazioni brevi.

"È data facoltà ai sostituti d’imposta di suddividere il flusso telematico inviando, oltre il frontespizio ed eventualmente il quadro CT, le certificazioni dati lavoro dipendente ed assimilati separatamente dalle certificazioni dati lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi", si legge nelle istruzioni. "È possibile effettuare flussi telematici distinti anche nel caso di invio di sole certificazioni dati lavoro dipendente, qualora questo risulti più agevole per il sostituto".

Il flusso andrà comunque sempre inviato in via telematica direttamente dal soggetto tenuto a effettuare la comunicazione o da un intermediario abilitato e riconosciuto. Fa fede per stabilire la data d'invio il giorno della ricezione dei dati da parte dell'Agenzia delle entrate, fermo restando che a confermare la bontà delle tempistiche si farà riferimento alla relativa ricevuta, anch'essa rilasciata per via telematica.

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Inflazione, un altro salasso per le famiglie - La Provincia di Cremona e Crema

CREMONA - Ogni famiglia cremonese, quest’anno, pagherà in media 2.874 euro in più rispetto al 2021 fra bollette, prezzi lievitati e altri salassi. Un dato che colloca la nostra provincia al 22° posto nazionale per inflazione e al 6° a livello lombardo, preceduta da Milano, Varese, Lecco, Brescia e Mantova.

La classifica sui rincari è stata divulgata ieri dall’Unione nazionale consumatori, insieme ai dati Istat sull’inflazione del mese di novembre. Si scopre così che la città più cara è attualmente Bolzano, dove l’inflazione è pari al +12,3% e questo si traduce nella maggior spesa aggiuntiva per famiglia: in media 3.269 euro all’anno. Al secondo posto troviamo Bologna, dove il rialzo dei prezzi è addirittura del 13,1% ma determina un incremento di spesa annuo di un soffio inferiore, pari a 3.268 euro per una famiglia media. Al terzo posto un’altra città emiliana, Ravenna, che con un +13,5% di inflazione ha una spesa supplementare pari a 3.262 euro annui per una famiglia tipo. Il capoluogo lombardo arriva al quarto posto: a Milano si registra un’inflazione del +12%, che corrisponde a 3.258 euro di spesa aggiuntiva per famiglia. A chiudere la top ten è la vicina Piacenza, con +12,4% di inflazione e maggiori costi pari a 2.997 euro. La città più virtuosa d’Italia dal punto di vista del rincaro dei prezzi è invece Potenza, con un’inflazione del 9,2% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a soli (si fa per dire) 1.817 euro annui.

Cremona si colloca appunto nella parte alta della classifica, con un’inflazione al +10,9% e un rincaro per famiglia considerevole, visto che di poco sotto i tremila euro annui.

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inflazione

Analizzando i dati a livello regionale, si scopre che la regione più costosa d’Italia è il Trentino Alto Adige, con un’inflazione annua a +11,8% e un aggravio medio per famiglia pari a 3.066 euro su base annua.

Segue l’Emilia-Romagna, dove la crescita dei prezzi è stata del 12,4% e ha implicato un’impennata del costo della vita pari a 2.949 euro a famiglia.

Terza proprio la Lombardia, con +11,2% di inflazione e rincaro medio annuo di 2.910 euro a famiglia.

Dove si spende meno? In Basilicata, dove l’inflazione è ferma al 9,1% e ogni famiglia quest’anno spende in media 1.762 euro in più rispetto al 2021. Seguono Puglia (2.024 euro in più all’anno) e Calabria (2.049 euro in più).

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Friday, December 16, 2022

Risparmio, nasce la partnership UniCredit-Azimut - Il Sole 24 ORE

2' di lettura

Piccolo grande colpo di scena nel microcosmo del risparmio gestito in Italia. Unicredit firma con Azimut holding una lettera di intenti che definisce i principi fondamentali per la distribuzione in Italia di nuovi prodotti di risparmio gestito. La partnership accelererà e sosterrà la strategia della banca volta a migliorare competenze, capacità e offerta nel risparmio gestito.

Azimut costituirà e gestirà autonomamente in Irlanda una società di gestione che svilupperà prodotti di investimento da distribuire in Italia attraverso la rete Unicredit su base non esclusiva. Il lancio dei fondi per i clienti italiani è previsto per la seconda metà del 2023.

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Grazie all’accordo, spiega una nota distribuita ai giornalisti in occasione di una conferenza stampa con l’ad Andrea Orcel, «UniCredit amplierà ulteriormente le proprie attività lungo la catena del valore e rafforzerà l’impegno a offrire i prodotti migliori ai suoi 7 milioni di clienti in Italia». La banca potrà inoltre «estendere la propria offerta, compresa la potenziale distribuzione dei suoi prodotti bancari ad Azimut, e sottolinea l’obiettivo strategico nel conferire maggior valore e dimensioni alla sua attività di gestione del risparmio, a beneficio dei clienti».

UniCredit avrà inoltre il diritto di esercitare un’opzione di acquisto sulla newco «tra cinque anni o prima, a seconda di specifiche circostanze». In caso di esercizio della call, «UniCredit potrà contare su una propria fabbrica prodotti ad alto valore». «Sono lieto di vedere realizzata la partnership con Azimut - ha commentato Orcel -. Questo è un passo importante nella nostra strategia mirata a costruire ed espandere l’ecosistema dei partner per servire al meglio le esigenze dei clienti» e «dimostra il nostro impegno a rafforzare l’industria del risparmio gestito in Italia».

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La Bce alza i tassi e richiama sul Mes, l'Italia attacca - Agenzia ANSA

La Bce va in modalità falco: una nuova stretta ai tassi, la promessa che aumenteranno ancora "al ritmo di 50 punti base alla volta per un certo periodo", e da marzo i bond comprati negli ultimi otto anni cominceranno ad essere scaricati sul mercato. E così - complice anche un richiamo di Christine Lagarde sul nervo scoperto del Mes - in pochi minuti vacilla l'equilibrio che aveva segnato le prime settimane del governo Meloni: lo spread s'impenna, la Borsa va a picco e la maggioranza - dopo un esordio all'esecutivo nel nome della prudenza sui temi economici - si scontra apertamente con un'istituzione europea. Tanto la stretta decisa che porta il tasso sui depositi al 2% e quello sui rifinanziamenti al 2,50%, quanto l'avvio del 'quantitative tightening' che mette fine all'era Draghi erano più o meno attesi.

Il rialzo dei tassi della Bce


Fed e Bank of England hanno appena fatto altrettanto. Non era scontato, invece, l'impegno della Bce a tirare dritto: "Chiunque pensi che c'è un pivot si sbaglia", avverte la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa gelando le attese di una Bce arrivata al 'giro di boa'. E così dopo mesi di toni sobri con l'Ue non si trattiene il ministro della difesa Guido Crosetto. molto vicino alla premier: su Twitter posta un grafico con la caduta libera del prezzo dei Btp, accostata a "decisioni prese e comunicate con leggerezza e distacco". E poi: "Non ho capito il regalo di Natale che la presidente Lagarde ha voluto fare all'Italia". Sarà l'impatto sulle Borse che ha amplificato l'effetto-Bce: Milano chiude a -3,45%, peggiore in Europa, Francoforte e Parigi perdono oltre il 3%. Sarà che, dopo settimane di tregua, per la prima volta sotto il governo Meloni lo spread lampeggia rosso: chiude a 206 dopo un picco a 208, da poco più di 180 di pochi giorni fa. Il rendimento del Btp decennale schizza di oltre 30 punti base come non si vedeva dal 2020 fino a un picco del 4,18%. Il rischio-Italia percepito supera quello della Grecia e di tutti gli altri partner dell'euro. In più c'è l'uscita della Lagarde sui mal di pancia nel ratificare il Mes del governo italiano "outlier", l'unica "eccezione" fra i partner europei dopo il sì della Corte costituzionale tedesca. "Speriamo che l'Italia ratifichi velocemente la riforma del Mes" per completare l'unione bancaria, si limita a rispondere Lagarde. Tanto basta ad alzare lo scontro sul meccanismo salva-Stati, nervo scoperto dei sovranisti da anni. "

 

Il Parlamento ha dato un indirizzo, non è che io posso andare contro il Parlamento", ragiona il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. "Gli auspici sono legittimi, le scelte, ancora più legittime, saranno del Parlamento italiano", dice il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti. Per l'opposizione è la sponda per incalzare sul Mes, che ha sempre visto contraria la premier Giorgia Meloni e su cui il Pd, in assenza di un'iniziativa dell'esecutivo, intende calendarizzare una proposta di legge. "Ho sentito dire da Giorgetti che non è popolare ma quelli che fanno solo le cose popolari non si chiamano politici si chiamano in altro modo...", dice Luigi Marattin di Italia Viva. Sullo sfondo, il nervosismo ruota attorno a un 2023 in cui la Bce si farà da parte come compratore di debito dopo aver messo in pancia negli anni qualcosa come 733 miliardi di Btp insieme a Bankitalia. Un 2023 'pesante': si stimano 330 miliardi di emissioni lorde solo dell'Italia, e un record di 539 miliardi per la Germania. Gli effetti sui mercati rischiano di vedersi da gennaio, quando riprenderanno le aste, e l'addio della Bce, e anche le banche in ritirata, spiega gli appelli a un 'Btp patriottico' attingendo al risparmio delle famiglie. La Bce, invece, fa sfumare all'orizzonte il soccorso alla politica. Prevede una recessione 'soft' (-0,2% nel quarto trimestre e -0,1% a gennaio-marzo), non è il bagno di sangue che si temeva pochi mesi fa. Mentre il problema vero resta l'inflazione, al 6,4% nel 2023 e ancora sopra l'obiettivo del 2% nel 2025. Un dato che obbliga la Bce a mostrarsi falco. Per evitare un'inflazione da aspettative che diverrebbe auto-avverante. E per gestire i 'falchi' nel Consiglio direttivo: le ricostruzioni dicono che oltre uno su tre avrebbe voluto un terzo rialzo consecutivo da tre quarti di punto. Si sarebbero accontentati del 'mezzo punto' solo in cambio dell'impegno sui sui rialzi futuri, e sul 'quantitative tightening' che riavvolge il nastro degli anni di Draghi.

"È incredibile, sconcertante e preoccupante che mentre c'è un governo che sta facendo di tutto per aumentare stipendi e pensioni e tagliare le tasse, la Bce, in un pomeriggio di metà dicembre, approvi una norma che brucia miliardi di euro di risparmi in Italia e in tutta Europa facendo schizzare lo spread". Così il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. "Certe scelte - ha aggiunto - dovrebbero essere meditate e spiegate". Quello della Bce "è un approccio quantomeno discutibile. Non si fa così, non funziona così".

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Dal Mar Rosso la nuova crisi dei prezzi in Italia: 95 milioni di danni al giorno - Today.it

Lo stretto di Bab el-Mandeb è la porta che da sud conduce al Canale di Suez e al Mar Mediterraneo. Si trova all'imbocco del Mar Rosso  e...